Archive for the ‘personaggi’ Category

Cannibal fiction

Monday, December 24th, 2007

 

Il viaggio nell’Italia che resiste sul web questa volta parte dall’etere, precisamente dagli schermi di Canale 5, e arriva fino a Corleone, famigerata patria dei peggiori macellai di Cosa nostra. Succede che a novembre fa il boom di ascolti la fiction “Il capo dei capi”, miniserie tv sulla vita e la carriera criminale di Salvatore Riina, detto Totò ‘u curtu, padrino della mafia siciliana e artefice primo della folle strategia di attacco allo Stato che provocò tra l’altro, nel 1992, le stragi di Capaci e via D’Amelio. E insomma non è manco una novità che il binomio mafia – Sicilia faccia audience, almeno dai tempi del Padrino uno e due di Francis Ford Coppola.

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Internet: perdizione e vecchi tromboni

Saturday, December 1st, 2007

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Paese che vai pregiudizi che trovi. Italia e Stati Uniti, per esempio. Basta qualche migliaio di chilometri di oceano Atlantico e la rappresentazione di Internet sui grandi quotidiani subisce trasfigurazioni opposte. Partiamo dallo stivale. Chiunque abbia sfogliato un po’ i giornali nostrani nella prima metà di novembre ha fatto una scoperta tra il mistico e l’archeologico: Sodoma e Gomorra esistono ancora. Solo che non sono costruite di mattoni d’argilla ma sono fatte di virtualissimi bit e popolate da orde di diabolici adolescenti. Imberbi concentrati di ormoni che non si fanno mancare nulla nel campionario del peccato: omicidio, sesso, violenza.

“Generazione YouTube”, li chiama Repubblica accompagnando con uno struggente “Il diario online dei ragazzi soli” (9 novembre 2007). Panorama la butta sul godereccio: “La peggio gioventù si mette in mostra in rete” (16 novembre 2007). Mentre il Corsera imbocca la strada truculenta: “Generazione Columbine. La Rete per uccidere” (16 novembre 2007). Quel che ne esce, complessivamente, è il ritratto di una massa di ragazzini lussuriosi e disperati che trovano in rete l’amplificatore della propria insicurezza e da questo palcoscenico virtuale sono spinti a perseverare nei propri comportamenti antisociali o autodistruttivi. (more…)

Il gran rifiuto di Mark Zuckerberg

Thursday, November 1st, 2007

Tenetevi il miliardo”. Il primo a dirlo fu Cristiano Luccarelli, attaccante del Livorno: rifiutò il trasferimento al Torino, rimase nell’amata Livorno e ci scrisse sopra un libro. Difficile che Mark Zuckerberg, ventitreenne di Dobbs Ferry, non lontano da New York, si cimenti in un’impresa letteraria. E non perché il suo “rifiuto” sia meno eclatante, anzi: nel suo caso non si tratta di lire ma di dollari. Il punto è che il tempo per scrivere ora proprio non ce l’ha: è troppo impegnato a dimostrare di avere fatto la scelta giusta.

Lo scorso anno Zuckerberg ha infatti rispedito al mittente un’offerta di Yahoo!, non un’azienda qualsiasi dunque ma un colosso del web, disposta a sborsare mille milioni di biglietti verdi per Facebook, il sito che il giovanotto si inventò quando frequentava i corsi della prestigiosa Harvard University. Zuckerberg, che già da adolescente si divertiva a programmare (gli amici ricordano una versione digitale di Risiko) e oggi indossa solo jeans e sandali Adidas, non ha avuto dubbi. Niente da fare, soldi rispediti al mittente e Terry Semel, boss di Yahoo!, che se ne va con il cerino in mano, come l’allora presidente del Torino Francesco Cimminelli.

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Meglio non crederci

Monday, October 1st, 2007

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Mai rovinare una bella storia con la verità. E’ una vecchia regola che tutti i giornalisti conoscono. Meno noto è il corollario che l’accompagna: non credere troppo a quello che scrivi. E’ altrettanto importante e va tenuto bene a mente: quando lo dimentichi, non sai mai come andrà a finire. Per conferma, chiedere a un tizio che di nome fa Dan e di cognome Gillmor, ma per tutti è Dangillmor. Lui, l’ironico avvertimento l’ha perso di vista. E quando se ne è accorto era troppo tardi.

Non stiamo parlando di un professionista da poco, ma di uno che tra il ‘94 e il 2005 è tra i migliori reporter tecnologici della Silicon Valley. Mica anni qualsiasi, quindi. Quelli erano i giorni del boom della new economy, delle folli quotazioni in borsa, dei business plan raffazzonati, dei crolli sciagurati e del successivo recupero, giorni che, nel bene e nel male, hanno gettato le basi per la contemporanea rivoluzione digitale. Anni in cui un reporter con contatti, mestiere, talento e capacità di analisi fuori dal comune può fare il salto. Se poi lavori al San José Mercury News, il più importante quotidiano della valle del silicio, il cerchio è chiuso: quando verso il 2003 l’economia di internet si risveglia, Dangillmor è già uno dei più apprezzati commentatori del suo giornale e dell’informazione tecnologica in rete. (more…)

Il pallone e l’intelligenza delle masse

Wednesday, September 5th, 2007

Presidente, direttore sportivo, allenatore, preparatore atletico, magari anche calciatore. Quale ruolo ci assegneremmo se fossimo proprietari di una squadra di calcio? Non c’è dubbio che il vero appassionato di pallone, almeno una volta, li vorrebbe provare tutti. E’ su questo assunto che negli anni ’90 nacquero i primi videogiochi manageriali sul calcio, in cui, oltre a manovrare con joystick e joypad (se non con i cursori della tastiera, per i più sfigati) i giocatori in campo, l’utente poteva divertirsi a fare la campagna acquisti e a gestire economicamente il club, dai rapporti con gli sponsor alla manutenzione dello stadio. Funzioni che oggi fanno parte di tutti i più diffusi e sofisticati videogiochi sul calcio, dalla serie Fifa di Electronic Arts all’oggetto di culto ISS Pro. Bellissimo, certo. Però si sa, la realtà supera sempre la fantasia. (more…)

La barba del profeta

Monday, August 20th, 2007

Potremmo chiamarlo il “fattore B”. Quasi una costante dalla storia delle rivoluzioni e dei grandi movimenti religiosi: la barba. Alla fine, c’entra sempre. Mosé l’aveva, Cristo anche. Di Marx si sa; per non parlare di Castro e Garibaldi. Forse se è lei che regala carisma o forse è il carisma che la fa crescere. Fatto sta che dona molto ai padri della patria, agli eroi nazionali, ai profeti. Non a caso, Richard Stallman, classe 1953, ce l’ha; folta e incolta per giunta. Dopo tutto, lui è il fondatore riconosciuto del movimento del software libero (free software, in inglese); e se c’è un’intuizione, all’apparenza utopica e folle, che sta cambiando il mondo dell’informatica è proprio quella. (more…)

Il partito di Beppe Grillo

Wednesday, August 8th, 2007


C’era una volta, nei favolosi anni della new economy, una specie di guru de noantri, detto Diaco il bieco, che vagheggiava la nascita del “partito di internèt”, capace di sovvertire le tradizionali dinamiche di produzione del consenso e consegnare ai ggiovani il bastone del comando della politica. Quel concime prematuro, depositato a futura memoria nella collezione patinata di GQ, finì dimenticato tra un nudo di velina e i dieci modi per farla impazzire con un petalo cremisi sotto l’alluce. Poi, arrivarono la bolla speculativa e la fuga dei capitali, e l’internet sembrava destinata a rimanere una riserva per un’elite di nerds tecnologici, condannati a una sopravvivenza virtuale. In rete però, l’esercizio della memoria riesce meglio: di partito della rete non si parla più, ma intanto la politica sul web si fa eccome. E a farla come si deve, col linguaggio e con gli stilemi più appropriati, non sono i politici di professione (eccezioni a parte) ma quella che si usa chiamare società civile. (more…)

I serial killer dell’era digitale

Sunday, July 22nd, 2007

Prima vittima: l’industria discografica. Seconda vittima: i colossi delle telecomunicazioni. Un serial killer che vanti simili successi nel curriculum fa paura. E infatti le grandi reti televisive e gli studios di Hollywood appena hanno sentito che Joost, l’ultima trovata dello svedese Niklas Zennstrom e del danese Janus Friis, riguardava proprio loro hanno cominciato a sudare freddo. In un piccolo software che si scarica sul Pc e consente di guardare film e programmi televisivi con buona qualità di immagine hanno infatti visto la loro fine. E sono corsi dai due giovanotti venuti dal nord per stringere accordi. Ma perché i signori dell’intrattenimento mostrano una simile reverenza per un ingegnere quarantenne alto un metro e 93 con l’aria da topo di laboratorio (Zennstrom) e il suo sodale, un trentenne programmatore che non ha nemmeno finito la scuola superiore (Friis)? La risposta è semplice: i due hanno ampiamente dimostrato di essere degli specialisti del delitto perfetto, soprattutto quando l’obiettivo è illustre.

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Se mi lasci non vale

Wednesday, June 27th, 2007


Piange il telefono, sulla linea tra Washington e Los Angeles. Da una parte del filo c’è un giovane legale che si chiama Joe Anthony, fino a ieri sconosciuto ai più ma ben noto al popolo della rete (americano ma non solo). Dall’altra c’è Barack Obama, unico afroamericano al Congresso degli Stati Uniti, lanciatissimo nella corsa alle primarie del partito democratico, con il sogno di approdare alla Casa Bianca nel 2008. C’è tensione, come tra due amanti al passo d’addio, e a piangere è il senatore dell’Illinois. Parla, spiega, si scusa, rettifica: tutto inutile. Joe se n’è andato, e non ha nessuna intenzione di tornare. Né, tantomeno, di restituire la cassaforte con il bene più prezioso della campagna di Obama: 160 mila utenti “amici” contattati, raggruppati, coltivati uno per uno in quasi tre anni di attività del social network di Obama su MySpace.

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I ribelli del primo maggio digitale

Friday, June 15th, 2007

Il primo maggio in America si lavora. La data deriverà anche dalla rivolta di Haymarket (Chicago 1886), ma per gli americani il Labour day è il primo lunedì di settembre. E così, mentre tutto il mondo festeggiava, Kevin Rose si trovava, come sempre, nel suo ufficio di San Francisco, istituzionalmente autorizzato a ignorare l’evento. Dopo tutto, se c’è uno che dello spirito del primo maggio può allegramente sbattersene le palle, quello è proprio Rose. Primo, perché ha trent’anni, un look tardoadolescenziale ed è una star della Silicon Valley. Secondo, perché, da un certo punto di vista, l’azienda da lui fondata si basa su principi opposti a quelli promossi dalla ricorrenza.

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