Privacy, infinita violazione
Genova luglio 2001 (due-mila-uno): gli attivisti che protestano contro il G8 sono attaccati, picchiati, torturati dalla polizia italiana. In una città che lacrima (e non solo per il fumo dei fumogeni) un ragazzo chiama sua nonna (ora scomparsa) per rassicurarla. I dati relativi a quella telefonata oggi, febbraio 2008 (due-mila-otto), sono ancora conservati dagli operatori di telecomunicazione.
New York 2001 (due-mila-uno): due aerei si infilano nelle torri gemelle e causano migliaia di morti. Lo stesso ragazzo telefona a degli amici che abitano nella Grande Mela per conoscere il loro stato d’animo e confortarli. Anche quelle informazioni - 6 anni e mezzo più tardi - sono archiviate e tuttora disponibili. Lo stesso accade per tutte le telefonate che da allora il giovane (orma non più tanto) ho fatto ad amici, parenti, conoscenti e colleghi: appassionate conversazioni sulla Sampdoria, furiose litigate sulla politica, noiosissime discussioni di lavoro. Tutto registrato, trattenuto, custodito, messo da parte per eventuali indagini.
Prima di muovervi a compassione e mobilitarvi per il diritto alla riservatezza violato di quest’uomo c’è però una cosa che dovete sapere: non è un soggetto particolarmente pericoloso e dunque sottoposto ad uno speciale regime di controllo. No, è un cittadino anonimo (o almeno vorrebbe esserlo) come tutti gli altri. Insomma, non è diverso da voi. E infatti la stessa negazione prolungata della privacy a cui sono sottoposte le sue relazioni telefoniche tocca in sorte a tutti gli abitanti del Belpaese. Sì, a tutti: lettori di Linus di compresi.
Già, perché ad essere accuratamente conservate dai fornitori di servizi di telecomunicazione per un periodo così lungo sono tutte le telefonate che avvengono sul suolo italico: milioni e milioni di chiamate riguardo alle quali la legge impone che – a parte il contenuto della conversazione - siano registrati e preservati nome e cognome degli utenti coinvolti, numeri telefonici e indirizzi interessati, data e ora di inizio e fine di telefonata. Il tutto per un periodo che supera i 6 anni e mezzo, un tempo «abnorme», secondo la definizione del Garante per la privacy Francesco Pizzetti. Ma siccome al peggio non c’è mai fine, questo spazio di tempo già fuori luogo (per dirla con Philip Dick) sta per essere ulteriormente esteso. Come? Grazie a sette-righe-sette inserite nel famoso decreto «milleproroghe» varato il 31 dicembre scorso. In questo calderone di capodanno il governo di centrosinistra prolunga di 365 giorni gli effetti di una delle norme più controverse del precedente esecutivo, quel decreto Pisanu del luglio 2005 che, a seguito degli attentati di Londra, sanciva «misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale». Il provvedimento stabiliva che tutti i dati relativi al traffico telefonico e telematico dovessero essere conservati dagli operatori fino al 31 dicembre 2007. Aggiungeva, insomma, altri due anni e mezzo di conservazione dei dati ai 4 previsti dalla normativa sulla privacy. Ora, il «milleproroghe» va oltre: arrivano altri 12 mesi che portano il periodo complessivo a 7 (sette) anni mezzo. Circa 2730 giorni, il tempo che un bambino ci mette a finire le elementari e fare i primi due anni di medie, uno studente di medicina a laurearsi, un matrimonio a entrare in crisi. E si tratti di un’«anomali gravissima» (sempre parole di Pizzetti) lo dimostra un veloce confronto con il resto d’Europa. La legge della Gran Bretagna, per esempio, prevede una conservazione del traffico telefonico di 12 mesi. La Spagna si limita a un anno. E se in Francia per ora c’è solo un disegno di legge che parla di un anno, l’Austria addirittura non presenta normativa in materia. Quanto alla Germania, su Internet è appena scattata una massiccia mobilitazione perché una legge entrata in vigore il primo gennaio prevede la conservazione dei dati di traffico telefonico per 6 mesi, quasi 15 volte meno che da noi. Aggiungiamo che esiste una direttiva europea varata nel 2006 che fissa il massimo di conservazione dati del traffico telefonico a 24 mesi. Peccato che, nonostante le ripetute sollecitazioni del Garante, l’Italia non l’abbia ancora recepita. Per insensibilità sul tema, per mancanza di cultura della privacy, per bulimia burocratica. Tutti vizi che, a quanto pare, sono comuni a destra e sinistra. Raffaele Mastrolonardo
Illustrazione di Marco Marella - Pubblicato su
di febbraio 2008. © Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A.
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April 12th, 2008 at 12:48 pm
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