I love you chat
Se qualcuno si è messo lì e ha inventato CyberLover, allora vuol proprio dire che la chat è l’affare del Terzo Millennio. A mettere in guardia il popolo di naviganti (e non poeti) è PC Tools società specializzata in prodotti per la sicurezza informatica, che avverte dell’esistenza di un nuovo programma imbroglione dedicato soprattutto alle chat. Arriva direttamente dalla Russia ed è in grado di sostenere conversazioni affettuose con maschi e femmine, con l’unico intento di portarli a rivelare dati sensibili e informazioni riservate o a spingerli a visitare pagine web pericolose o fasulle, dove si trovano altre trappole virtuali. Il CyberLover, tra l’altro, non è timido: stando a quanto riferito dalla rivista di informatica VnuNet riesce infatti ad abbordare e a intrattenersi con dieci utenti diversi nell’arco di 30 minuti, ed è un vero Zelig nell’arte del rimorchio on line. Può imitare il linguaggio di diversi profili umani: dal predatore in cerca di sesso al timido romanticone, aggiustando poi il tono delle proprie risposte in base a ciò che dicono i suoi interlocutori.
Riprodurre linguaggi significa: 1. averli studiati. 2. rendere ufficiale la loro esistenza. 3. ammettere che esiste una comunicazione da chat specifica. Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione psicoterapeuti cattolici e primo in Italia ad aver parlato di cyber addiction e cyber sex, sconvolse l’opinione pubblica nell’apparente lontano 2000. Noi come gli americani? Giammai. Le sane chiacchierate al ristorante o in pizzeria non potevano essere sostituite dalla chat. Ma non è tutto demonio quello che tenta. “La chat è erroneamente indicata solo come mezzo di approccio finalizzato all’incontro”. Il rimorchio, insomma. “Se vogliamo chiamarlo così, sì. Però non dimentichiamo che nel mare magnum dei contatti virtuali troviamo la donna che riesce a comunicare le proprie emozioni per la prima volta, l’uomo che confida i propri problemi a qualcuno. E magari anche chi trova l’anima gemella. E poi parlare in chat è un lavoro mica da poco”. Ci siamo: come per sostenere una conversazione brillante ad una festa, ad una cena o al primo appuntamento serve un minimo di “apprendistato”, per la chat è la stessa cosa. Si deve studiare e soprattutto praticare, con spirito di osservazione e attenzione. “Il popolo delle chat non è superficiale. Basta fare una prova: entrare in una “stanza” a tema per una decina di minuti. Esiste un codice di ingresso, di permanenza e di uscita. Un modo per chiedere la conversazione “privata”. Un altro per pubblicizzare qualcosa di privato che può interessare a tutti”. Ancora: proibite le parolacce, gli insulti, la propaganda di siti porno. Esiste un moderatore scelto dal gestore del sito che controlla il comportamento dei chattatori. Chi deraglia viene redarguito più volte in privato, e poi buttato fuori. Insomma, come sul posto di lavoro: ammonimento, lettera, licenziamento. Cose serie. “Cose serie. Se ci si investe dalle 2 alle 4 ore al giorno, non può essere diversamente. Per gente che passa molto tempo in chat, farlo è serissimo. Il linguaggio è studiato, la strategia è minuziosa. Dipende cosa si vuole”. Parlare tanto per dar fiato alla bocca (in questo caso per dare ginnastica alle dita), no. In genere si vuole conoscere e incontrare. Ecco allora cosa fare o no in chat se si punta al rimorchio …ops, all’incontro. Bastano pochi passi chiave e lui/lei non vi mollerà più. Nella tabella vengono differenziate le strategie maschio-femmina. Da ricordare che l’uomo non ha una grande dimestichezza con le parole neanche dal vero, figuriamoci in chat. Per questo lui fatica molto di più, alla donna viene tutto più…come dire…naturale. “Il segreto è tutto qua –conclude Cantelmi- considerare la chat una agora’ virtuale di una realtà concreta. E’ una piazza simbolica dove ci si incontra, un salone delle feste, un locale. La strategia di comunicazione quindi è la stessa, anzi: le parole hanno uno spessore e una valenza maggiore perché ci sono solo quelle, senza immagini e fisicità”.
Quindi, per ora, vengono solo fornite 4 domande basilari per acchiappare (e viceversa per far scappare) chi si vuol concupire. Fatto questo, la conversazione segue con altre strategie. Ma questo alla prossima puntata.
8 REGOLE PER UN BUON CHATTATORE
DOMANDE SI (uomo)
- come ti chiami (arma vincente: manifesta sensibilità, un minimo di interesse e non porcaggine immediata)
- cosa fai nella vita (ottima domanda: il “fai” evita alle casalinghe di rispondere “niente”)
- parlami di te (il top del top: e quale donna non vorrebbe sentire questa domanda? Sei diventato il George Clooney della chat)
- ci possiamo sentire domani? (con questa domanda siete sul podio: non siete stati invadenti, avete lanciato il vostro sassolino da Pollicino, lei domani giurateci che ci sarà).
DOMANDE NO (uomo)
- Quanti anni hai (ma quante volte devono dirvi che non si chiede MAI l’età ad una donna? E non vale il discorso che non la vedete. Non si chiede e basta. Neanche in chat)
- Come sei fatta (domanda boomerang: il meglio del trash e oltretutto dell’autogol. Quale donna vi dirà PROPRIO come è fatta? La chat è il paradiso della trasformazione, un chirurgo estetico virtuale meglio di Pitanguy)
- Sei sposata? (chissà perché gli uomini non chiedono mai altro stato civile…ma questa domanda, purtroppo, è come per la numero due: un autogol. Voi chiedete per sapere se avete campo libero, se la signora tende all’infedeltà di cui potete approfittare, oppure per poterla impalmare? In ogni caso non funziona, troppo intima perché “definita”).
- Mi dai il tuo cellulare? (esattamente il contrario della domanda SI numero 4. fate finta di essere in una discoteca e non in chat: quale ragazza vi darebbe subito il numero di telefono? Vale anche in chat).
8 REGOLE PER UNA BUONA CHATTER (si parte dal presupposto che, anche quando lei ha chiare intenzioni di rimorchio, vale la regola cosmica: deve sembrare che sia LUI a rimorchiare.
DOMANDE SI (donna)
- Di dove sei? (la provenienza geografica, per un uomo, è come il nome per la donna: concede identità e da’ conferme di esistenza)
- Che lavoro fai? (qui l’ego maschile pompa al massimo: daranno tutti la versione inglese del proprio mestiere. Esempio: sales manager sta per rappresentante. Più suggestivo e con meno alone di rimorchione)
- Cosa fai in chat? (l’aspettano tutti questa domanda, i maschi. Per rispondere “aspettavo te”)
- Hai un minuto per me? (vedi sopra: è un modo elegante per dire “parliamo”. La donna lo desidera molto ma se pronunciasse il fatidico verbo, i maschi se la darebbero a gambe. Nell’illusione che in quel minuto possa succedere chissà cosa, lui dice “sì! Per te questo e altro” e il gioco è fatto).
DOMANDE NO (donna)
- Sei sposato? (Mai!! Quale uomo direbbe sì? Nessuno. Con due eccezioni, da cui scappare a gambe levate: lo sposato lagnoso, a suo dire incompreso e maltrattato dalla moglie, che vi trovereste appiccicato come una piattola. E il finto amicone, più porcellone degli altri, perché riesce a carpire confidenze pruriginose che ad una donna non riuscireste a fare)
- Quanti anni hai? (il maschio normotipo a questa domanda ricorre ad un bluff, ma diversamente dalla donna. Aumenta gli anni, regalandosi un alone di bello, navigato, esperto e rassicurante).
- Come sei fatto? (la domanda è pericolosa perché: 1. l’uomo cambia i suoi connotati come fa la donna, per sembrare più figo. 2. l’uomo non lo sa fare, ha un pessimo senso estetico e raramente si guarda allo specchio).
- Possiamo vederci domani? (domanda ansiogena. Bisogna partire sempre da un presupposto: l’uomo non si vuol sentire tallonato, mai, neanche in chat dove basta accendere o chiudere un pc per non sentirsi coinvolti).
Monica Maggi
di febbraio 2008.
© Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A.
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