Ho il trip di aNobii

 

Un libro non è solo un libro. Banale. Non è solo un oggetto fatto di pagine e parole scritte e prima e quarta di copertina. Scontato. Un libro è un’esperienza, un pezzo di vita, una traccia di esistenza. Già sentito. Il libro, shakerato con le giuste dosi di bit e avviluppato nelle spire infernali del web 2.0, è uno strumento erotico. Bum! E invece. Gli psicologi dei disturbi della sfera sessuale stanno iniziando a studiare il fenomeno, con risultati, ad oggi, scadenti. Hanno però isolato, se non il profilo tipico della vittima della patologia, almeno alcuni suoi comportamenti tipici.

Il più noto è il cosiddetto “impulso da lato B”, che c’entra poco col sedere di miss Italia e consiste nell’irresistibile attrazione del soggetto (spesso a occhi socchiusi, talvolta dotato di speciali arnesi coadiuvanti) verso la parte inferiore della quarta di copertina di un qualsiasi volume, ed esattamente in quel rettangolino a fondo bianco che ospita il codice a barre e, soprattutto, il fantomatico “codice ISBN”. Si tratta, come spiega Wikipedia, di una stringa formata da dieci numeri, che identifica il paese in cui è stato stampato il libro, l’editore e il titolo. Per comprendere l’irresistibile forza di attrazione di questo codice dobbiamo scoprire le carte e farci un giro su www.aNobii.com, un social network di nuova generazione pensato per mettere in contatto tra loro i lettori con gusti simili e aiutarli a scoprire libri interessanti. Il concetto è quello del passaparola, ma a parte il condimento 2.0 c’è qualcosa di più.

aNobii è una vera e propria biblioteca virtuale, un posto – pubblico o riservato, la scelta è dell’utente – in cui mettere sugli scaffali tutti i nostri libri, letti e da leggere, nostri o in prestito, romanzi e saggi, classici di Paperino e guide turistiche. Per riempire gli scaffali della nostra libreria – ecco che entriamo nella stanza dei feticci – ci sono due modi. Il primo, più laborioso, è quello di scrivere il titolo del libro: operazione semplice, concettualmente, ma che necessita di una successiva verifica dell’edizione del libro (editore, anno etc). Il secondo, più artigianale ma infallibile, consiste nel digitare il codice ISBN nell’apposita finestrella: così il libro sullo scaffale virtuale sarà esattamente quello che abbiamo in casa. O meglio – e qui viene veramente il bello – quello che abbiamo letto negli anni del liceo o durante il viaggio in Patagonia, quello che è rimasto a casa di mammà o divorato in un pomeriggio da Feltrinelli.

Si capisce che il grande successo di aNobii (già oltre 3 milioni di libri censiti in Italia, al momento in cui scrivo) sta soprattutto nella sua funzione sociale. Non solo è possibile curiosare nelle librerie degli altri iscritti – ispirandosi, scoprendo quante persone hanno i nostri libri, evidenziano le affinità – ma anche creare gruppi di appassionati, collezioni tematiche, scambiarsi informazioni di lettura con gli amici e recensire personalmente i libri. La classificazione è declinata secondo i dettami della “folksonomy”: così tutti i libri di Jodorowski, nella nostra libreria personale, possono stare in una speciale categoria “psicomagia” e chissenefrega se il motivo lo sappiamo solo in due.

“Ho il trip di aNobii, continuo a cercare/inserire codici iban o vattelapesca come si chiamano. Risultato: leggo meno e ho una lente di ingrandimento nuova di zecca”, scrive Gelsomina, tenutaria del blog Numero22 . Inserimento compulsivo di codici a parte, l’effetto è catartico. A memoria o ritrovando una traccia scritta a penna sulla libro, l’utente può arrampicarsi indietro nel tempo e risalire al momento – l’anno, il mese – in cui ha letto ogni singolo libro. La pagina delle statistiche solletica orgoglio e vanagloria dei lettori (“nel 2007 hai letto finora 32 libri, pari a 7328 pagine”) e ricostruisce una personalissima mappa cronologica di storie e parole a cui siamo più legati.

Ora, aldilà del fatto che prima di fare un regalo a un utente di aNobii, è meglio fare un salto nella sua “Lista dei desideri”, dove pubblica tutti i libri che vorrebbe ancora leggere, la socialità alimentata dai libri è in clamorosa controtendenza con quello che leggerete più avanti, dove parrebbe che su internet a farla da padrone è (solo e soltanto) il sesso. I numeri sono certo meno sconvolgenti, ma la dinamica di condivisione è ormai sperimentata.

Sul sito www.bookcrossing-italy.com, per esempio, sono elencate tutte le nuove opportunità del “bookcrossing”, un fenomeno che risale all’era primordiale in cui internet non c’era e si potevano scambiare libri con un universo di lettori indistinti, lasciandoli semplicemente su una panchina del parco o sull’autobus. Adesso i libri possono parlare di noi, in rete, pur restando fermi sullo scaffale della libreria di casa. La conferma che, nascosti dentro una tuta sadomaso o nelle parole dei nostri autori preferiti, internet non fa che vellicare la nostra spasmodica voglia di apparire.

Walter Molino

La mia pagina su aNobii

Illustrazione di Marco Marella - Pubblicato su Linusdi gennaio 2008.

© Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A.

 

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