Cannibal fiction

 

Il viaggio nell’Italia che resiste sul web questa volta parte dall’etere, precisamente dagli schermi di Canale 5, e arriva fino a Corleone, famigerata patria dei peggiori macellai di Cosa nostra. Succede che a novembre fa il boom di ascolti la fiction “Il capo dei capi”, miniserie tv sulla vita e la carriera criminale di Salvatore Riina, detto Totò ‘u curtu, padrino della mafia siciliana e artefice primo della folle strategia di attacco allo Stato che provocò tra l’altro, nel 1992, le stragi di Capaci e via D’Amelio. E insomma non è manco una novità che il binomio mafia – Sicilia faccia audience, almeno dai tempi del Padrino uno e due di Francis Ford Coppola.

 

Questa volta però, lo share decolla negli stessi giorni in cui, complice una rivalità miope e scellerata tra due fazioni politiche, precipitano le azioni del Cidma, il Centro Internazionale di Documentazione sulle Mafie di Corleone. La storia è molto siciliana e narra di una disfida fatta di veleni, sgambetti e colpi bassi tra il sindaco Antonino Iannazzo, di Alleanza Nazionale, e il presidente del Cidma Nicolò Nicolosi, una vita da democristiano e amicissimo di Totò Cuffaro. Ora, che un sodale di Totò Cuffaro presieda un Centro di documentazione sulla mafia è più che un paradosso, ma quel che ci interessa qui è che Iannazzo, nel maggio scorso, ha sfilato la poltrona di sindaco, per soli tre voti, allo stesso Nicolosi, primo cittadino uscente. E da allora i due non hanno smesso di pestarsi vicendevolmente i calli, travolgendo tutto e tutti, fino allo sfratto dai locali occupati dal Cidma ordinato dal Comune.

A uscirne con le ossa rotte è ovviamente l’immagine della città, raccontata mirabilmente sul blog Città Nuove Corleone, del giornalista e scrittore Dino Paternostro. Vittima di numerosi attentati intimidatori e straordinario testimone del coprifuoco del giovedi sera: venti e quarantacinque, Corleone si ferma per vedere in tv la storia dello zio Totò. E il venerdi mattina, in piazza, si commenta e si discute, “certo poverino, orfano a tredici anni, capofamiglia c’è nato, si è dovuto arrangiare”.

Fosse solo il giustificazionismo a farcele girare. Il blog Storie di mafia, del giornalista del Sole 24 Ore Nino Amadore, ha fatto un po’ di conti in tasca alla Taodue, la società produttrice della serie televisiva su Riina: “hanno speso 15 milioni di euro (quasi 30 miliardi di antiche lirazze) per montare un film (la chiamano fiction) su tale Totò Riina, detto il Capo dei capi, il quale non ha alcun merito e nessun titolo per meritarsi un film tutto suo. Trattasi di noto criminale, condannato all’ergastolo, per fortuna, colpevole di omicidi, stragi e altri reati efferati di cui la Sicilia e l’Italia hanno di che vergognarsi di fronte al mondo. Altro che fiction”.

E’ su quelle pagine che è nata la proposta di destinare una parte dei profitti pubblicitari della fiction al Cidma e ad altre strutture e associazioni che da quelle parti provano a raccontare e costruire un’altra storia di Sicilia. Alla campagna hanno aderito siti web, blog, tv e radio locali, per invitare i produttori televisivi a non proseguire in questo filone sub culturale dei mafiosi assurti a divi televisivi. Il mostro mediatico, però, non si ferma. E si prepara a macinare altri record d’ascolto con “L’ultimo padrino”, vita e opere di Bernardo Provenzano, prossimamente su Canale 5.

Le primarie on line nel “paese dei cannibali”. All’inizio di settembre il consiglio comunale di Partinico (Palermo) ha approvato la mozione di sfiducia mandando a casa il sindaco Giuseppe Motisi. Il primo cittadino si era messo di traverso su una mega speculazione edilizia per la costruzione del più grande centro commerciale d’Europa alle porte della città. Ventotto consiglieri comunali su trenta, compresi quelli della sua coalizione di centrosinistra, gli hanno dato il benservito, e fino alla primavera del 2008 il Comune sarà amministrato da un Commissario straordinario. E’ la seconda volta, da quando esiste l’elezione diretta dei sindaci, che a Partinico, feudo mafioso e democristiano, viene eletto un sindaco di centrosinistra (la prima fu Gigia Cannizzo tra il ’93 e il ‘99) e in entrambi i casi la sorte è stata la stessa: fatti fuori da una congiura di palazzo.

Per questo lo storico Giuseppe Casarrubea, sulle pagine del blog Libera Mente, ha parlato di “paese dei cannibali”, una comunità vittima di se stessa, che sia auto-divora senza fermarsi neppure di fronte a un sindaco eletto direttamente da 8.500 cittadini. Così, per anticipare i giochi sottobanco delle minime lobby partitiche locali, su Libera Mente è partita un’iniziativa per certi aspetti rivoluzionaria. Si tratta delle primarie on line, la possibilità per i cittadini di indicare i candidati a sindaco di ogni schieramento: azzerato lo spazio di discussione e proposta dall’ingordigia di partiti e fazioni, uno spazio libero sul web in cui esprimere la propria opinione.

La prima fase dell’esperimento, tra i primi del genere in Italia, ha visto la partecipazione di oltre 1000 cittadini (alle ultime amministrative del 2005 hanno votato in 16 mila) e la segnalazione di sessanta possibili candidati, dieci dei quali sono stati promossi alla fase finale, che si chiuderà poco prima di Natale. Per stabilire chi sarà il “candidato sindaco della rete”, sarà possibile votare sia sul blog che per sms. Più che uno spazio, almeno uno strapuntino di democrazia internet ha contribuito a riconquistarlo. C’è da vedere se e come ne terranno conto le forze politiche.

(3 – fine)

Il viaggio nell’Italia del web che resiste continua sul blog: segnalateci storie, proposte e articoli per raccontare le vostre esperienze di resistenza civile grazie all’uso della rete.

Walter Molino

Illustrazione di Marco Marella - Pubblicato su Linus di dicembre 2007.

© Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A.

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