L’Italia del web che resiste/2

La seconda puntata del nostro viaggio nell’Italia che resiste sul web racconta di cittadini consapevoli e sostanzialmente stufi di concedere deleghe in bianco, alla politica e ai suoi rappresentanti in carne ossa. E’ la società civile in salsa digitale, che oltre a usare la rete come mezzo di comunicazione orizzontale, sperimenta nuove forme di partecipazione e strumenti di controllo della vita pubblica. Se è a Beppe Grillo che state pensando, siete fuori strada.

PartecipaMI. L’iniziativa è della Fondazione Rete Civica Milano: creare uno spazio aperto per i cittadini milanesi e i loro rappresentanti politici per discutere sui temi più rilevanti del presente e del futuro della città. L’idea è nata quasi un anno e mezzo fa, alla vigilia delle elezioni amministrative, per provare a mettere a confronto programmi e progetti dei candidati. Poi, a urne chiuse, il progetto si è adeguato al nuovo contesto post-elettorale, per alimentare il dialogo tra cittadini ed eletti in Consiglio comunale ma anche nei Consigli di zona e nelle assemblee locali.

Così, sul sito www.partecipami.it si sono consolidati strumenti come forum, aree di documentazione e blog, supportati da speciali indici di gradimento per valutare l’interesse degli utenti sui diversi temi in discussione. La struttura della piattaforma prevede un Forum permanente sulla città, una sorta di incubatore di idee a tema libero. Le proposte più interessanti vengono “promosse” nell’area dei Forum tematici per essere discusse dagli utenti. Chiusa questa fase, la redazione del sito elabora un documento di sintesi che viene pubblicato sul Forum del Consiglio comunale, in rapporto anche agli ordini del giorno dell’assemblea cittadina, così da rendere più appropriati gli interventi della community on line. Le Linee dirette con i Consigli di zona raccolgono invece discussioni e proposte più strettamente connesse al territorio e alle contingenze quotidiane dei quartieri.

Sono queste le aree più partecipate dai rappresentanti eletti, sia per la concretezza dei temi affrontati (la segnalazione di un incrocio pericoloso, la richiesta di una pista ciclabile) che per la possibilità d’interazione diretta tra elettore ed eletto. Questa moderna forma di e-democracy si materializza, spesso, anche in occasioni di incontri dal vivo. E’ il caso, per esempio, del Consiglio di zona che comprende i Navigli. Tema spinoso, con forti divergenze di opinioni tra chi vive nel quartiere e chi ne determina l’uso in un’ottica cittadina. Interessi e aspettative diversi, a confronto prima sul web e poi in un incontro convocato ad hoc con l’assessore comunale competente.

Openpolis. Qui siamo a Roma e i protagonisti sono i giovani docenti universitari e consulenti che hanno dato vita all’Associazione DEPP (Democrazia Elettronica e Partecipazione Pubblica). Vittorio Alvino, Ettore Di Cesare e Guglielmo Celata sono diventati famosi qualche settimana prima delle ultime elezioni politiche, lanciando in rete il sito www.voisietequi.it. Si trattava di un giochino molto semplice per noi utenti (e straordinariamente complicato per chi l’ha progettato) che attraverso una serie di domande, sui temi grandi e piccoli della campagna elettorale, ci consentiva di stabilire quanto fossimo vicini o distanti alle posizioni dei vari partiti e leader politici. “Nelle due settimane prima delle elezioni – racconta Vittorio Alvino, presidente di DEPP – sono state quasi 650 mila le persone che hanno fatto il test, anche se i server andavano spesso fuori uso perché non ci aspettavamo una risposta del genere, e quindi le richieste sono state anche di più. Insomma le dimensioni del fenomeno sono state impressionanti, anche perché tutto è partito quasi come una sperimentazione tra amici, con l’invio di qualche decina di e-mail”.

In effetti di sperimentazione si trattava, visto che il progetto di DEPP è ben più ambizioso: monitorare (su www.openpolis.it) l’attività di tutti i rappresentanti eletti in Italia, dal Parlamento Europeo giù fino ai Consigli comunali. Il numero parla da solo: si tratta di 150 mila persone. “Sul sito ogni politico eletto avrà una scheda personale in cui gli utenti registrati potranno aggiungere informazioni sulla sua attività istituzionale: mozioni, ordini del giorno, proposte di legge, deliberazioni, ma anche errori e dichiarazioni pubbliche”, spiega Alvino.

Il progetto, più che ambizioso, in questa fase appare addirittura utopico. Se Camera, Senato e alcuni Consigli regionali, sui rispettivi siti web, pubblicano con regolarità i verbali d’aula, di Commissione e le attività dei vari rappresentanti, lo stesso non vale (tranne rare eccezioni) per Province e Comuni, in special modo i più piccoli. Si tratta poi di un progetto comunitario, affidato non solo al senso civico ma anche alla buona volontà di un esercito volontario di utenti e alla (non comune) capacità di reperire informazioni sul web selezionando accuratamente le fonti. L’impresa, nell’Italia del digital divide, è improba. Non per questo non merita attenzione e sostegno. Qualcuno, prima o poi, dovrà pur cominciare. (2-continua)

Walter Molino

Illustrazione di Marco Marella - Pubblicato su Linus di novembre 2007.

© Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A.

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One Response to “L’Italia del web che resiste/2”

  1. Mauro Says:

    Per il viaggio nell’Italia che resiste nel web, volevo segnalarvi il sito http://www.presidiosanpietro.org

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