La rete? Fa perdere tempo

Illustrazione Linus ottobre 2007

Secondo una regola empirica chiamata “legge di Moore”, le prestazioni dei computer raddoppiano ogni 18 mesi. Questa straordinaria potenza di calcolo di cui disponiamo - enormemente superiore anche a quella che ha permesso alla Nasa di mandare il primo uomo sulla luna nel 1969 - ha consentito all’umanità di progredire in molti campi, realizzando applicazioni di sorprendente utilità. Una di queste è Klondike, il solitario di carte che, dal 1990, è compreso in tutte le versioni di Windows. Klondike consente ha chi è dotato di un PC, anche non troppo potente, di fare a meno del mazzo di carte francesi necessario al gioco. Questo è veramente progresso! Tutti conoscono il solitario Klondike, visto che compare abitualmente sui video dei custodi o dei tecnici del suono ai concerti, ma anche perché non c’è ufficio dove non ci sia almeno un computer impegnato in questa attività del tutto priva di costrutto.

Da quando internet è ovunque, però, il solitario ha perso molto del suo appeal, perché i modi per perdere tempo sul posto di lavoro si sono moltiplicati all’infinito. Secondo un’indagine di Nielsen//Net Ratings, la gran parte degli accessi ad internet avviene durante l’orario di lavoro, con una media di 25 ore al mese passate a navigare, per gli 8 milioni di lavoratori italiani che sono connessi. Fino a pochi anni fa, nessuno dubitava dei benefici, per la produttività e la competitività delle aziende, che internet avrebbe portato. È un bene, dunque, che ogni lavoratore abbia una sua postazione collegata alla rete, una condizione universalmente considerata ideale. Ma per fare cosa?

Nei mesi di maggio e giugno, in tutti gli uffici, c’è una grande attività on line: chi cerca una casa in affitto in Corsica, chi prenota l’aereo per la California, chi si compra la tenda da campeggio su eBay. Eppure, tutti concentrati davanti al monitor, sembra che stiano davvero lavorando. Ma, per lo meno, organizzare le vacanze è un’attività finalizzata a qualcosa. La rete fa perdere anche una gran quantità di tempo. "C’è chi afferma che il personal computer e internet abbiano rivoluzionato la nostra capacità di realizzare cose in una sola giornata. Può darsi che sia vero, ma hanno anche rivoluzionato quanto tempo possiamo perdere in una giornata", afferma Lee Seats, di About.com, il quale ha anche stilato una classifica dei siti che fanno perdere più tempo. Segnaliamo, in terza posizione, Samorost 1 (amanita-design.net/samorost-1/), un gioco "point & click" in confronto al quale la meditazione zen rischia di apparire come un’attività frenetica.

I videogiochi on line sono un nemico della produttività che i filtri aziendali non possono inibire, come avviene già per il download di musica e film. Ma sono niente, in confronto al celebratissimo "social networking", la pratica che consente agli utenti di essere produttori in prima persona dei contenuti dei siti e di scambiarsi giudizi, commenti, consigli e saluti, in siti come Youtube, Flickr, MySpace e Facebook. Youtube costituisce uno dei maggiori progressi, perché è riuscito a portare la TV sul posto di lavoro, permettendo anche ai più anziani di rivedere gli sketches di Gino Bramieri.

Gli impiegati più giovani prediligono piuttosto i sistemi di istant messaging, che consentono di consumare la tastiera del Pc senza che l’umanità benefici di alcun contributo scritto. "Il tempo perso su internet decresce con l’età - sostiene Bill Coleman, autore di una ricerca sulla perdita di tempo per Salary.com - I lavoratori più giovani hanno comportamenti molto diversi dagli altri: cresciuti in ambienti pieni di distrazioni, e abituati a fare più cose contemporaneamente, si annoiano molto facilmente, specialmente se non hanno risultati immediati rispetto al proprio lavoro".

Marx e Engels, nel 18° secolo, denunciavano l’alienazione dei lavoratori. Oggi dobbiamo constatarne la noia, per la quale l’unico antidoto non è la lotta di classe, ma la navigazione sul web, magari con un po’ di chat. Non si pensi che si tratti di un argomento a favore di chi ce l’ha con i lavoratori "fannulloni", perché anche i manager più stakanovisti perdono molto tempo in rete, per esempio districandosi tra i messaggi spam. E anche loro hanno gli amici con la passione per le catene di Sant’Antonio, o la banca che manda continui estratti conto.

Le società più evolute hanno le intranet aziendali, che consentono agli impiegati di scambiarsi, con grande efficienza, ricette di cucina, di discutere di cinema e cellulari e, nelle realtà all’avanguardia, pubblicare le foto delle vacanze.

Ma c’è sempre qualcuno che paga un prezzo personalmente, per favorire il progresso. Wes Cherry, lo sviluppatore del solitario di Windows, non solo non è riuscito a laurearsi, a causa dell’impegno richiesto, ma non è neanche mai stato pagato dalla Microsoft, diventando celebre più per questa clamorosa ingiustizia che per essere l’autore del videogioco più giocato al mondo. In fin dei conti, i direttori del personale di molte aziende potranno vedere in questa vicenda una forma di giustizia compensatrice.

Paolo Subioli

Illustrazione di Marco Marella - Pubblicato su Linus di ottobre 2007.
© Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A.

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