L’Italia del web che resiste/1

Impegno civile, promozione della legalità, trasparenza amministrativa, riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, informazione indipendente: temi buoni per i programmi di governo ma solo di rado, e forzatamente, nell’agenda della politica. Mentre editorialisti d’antan ed esperti occasionali sprecano fiumi d’inchiostro per ridurre alla categoria del qualunquismo il “fenomeno Grillo”, esistono in Italia realtà consolidate che, con clamore mediatico occasionale, lavorano sul territorio per mantenere vivo l’esercizio della memoria e promuovere un’altra idea del Belpaese: meno furbo e connivente, più onesto e consapevole. E’ quella “società civile” che tanto provoca l’orticaria al Palazzo, ma che dal Palazzo non si aspetta più niente, si autorganizza e agisce. In messianica attesa del new deal veltroniano (“una politica capace di decidere”), la battaglia quotidiana per un Paese migliore si può osservare sul web, agorà virtuale di stimoli, eccessi, paradossi e contraddizioni ma indiscutibilmente democratica. Linus inizia un viaggio per l’Italia che resiste, raccontando fatti, persone ed esperienze, con l’intento di misurarne non solo la massa critica ma anche la capacità di “fare rete”.

La rete della legalità. Il nostro tour parte da Locri, dalle pagine di www.ammazzatecitutti.org, il sito del movimento anti-‘ndrangheta costituitosi nell’ottobre 2005, all’indomani dell’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. All’inizio erano soprattutto giovani studenti, quelli ritratti nell’ormai storica foto con lo striscione, ideato da Aldo Pecora, che ha poi dato il nome al movimento. Nel silenzio imbarazzato e colpevole delle istituzioni, fu soprattutto grazie al sito web che la grande manifestazione popolare del 4 novembre 2005 raccolse a Locri più di 15 mila persone, oltre a centinaia di migliaia di utenti che entrarono in contatto con il movimento e che successivamente si unirono alle varie iniziative da Calabria, Sicilia, Campania, Lombardia, Lazio, Puglia, Veneto. Da allora, molte attività sul territorio per la diffusione della cultura della legalità e dell’antimafia attraverso la sensibilizzazione dei più giovani in tutto il Paese. Centinaia di incontri, assemblee d’istituto e progetti con gli studenti delle scuole medie superiori, e seminari di studio nelle Università con le testimonianze di giornalisti, magistrati e familiari delle vittime. Eppure, aldilà degli apprezzamenti di prammatica, il movimento di Locri sta vivendo una fase difficile. Dietro l’omicidio Fortugno si nascondono troppi misteri all’italiana e colpiscono le parole scritte da Aldo Pecora poche settimane fa: “sono stanco, nonostante i miei ventun’anni. Stanco perchè sono ormai quasi due anni che corro contro vento, contro corrente, contro tutto. Troppe delusioni, troppe amarezze. Mi sono illuso di poter cambiare il mondo con l’entusiasmo e l’onestà, mi sono illuso perché da cinque ragazzi che reggevano uno striscione di sfida alla mafia adesso nel nostro movimento siamo migliaia di giovani in tutta Italia, mi sono illuso perché avevo toccato con mano la devastazione morale di questa terra, ma avevo anche visto messaggi di speranzaForse è proprio venuto il momento di lasciare per tornare a pensare un po’ a me stesso. Tanto rispetto all’ottobre 2005 ho meno di quello che avevo in tasca quel giorno”. Addiopizzo. La mattina del 29 giugno 2004 il centro di Palermo si svegliò listato a lutto. Non erano i ‘santini’ dell’ennesimo morto ammazzato ma centinaia di adesivi, attaccati sulle saracinesche di negozi, cinema, bar, ristoranti con una frase lapidaria: “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. I colpevoli erano sette giovani poco meno che trentenni, che da tempo covavano rabbia e indignazione per l’abbandono morale e civile della città e per il silenzio complice delle istituzioni. Il tappo saltò dopo un’intervista della vedova di Libero Grassi, l’imprenditore palermitano ucciso dalla mafia, il 29 agosto 1991 perché non volle piegarsi alla prepotenza del racket. Pina Maisano, commentando la condanna dei mandanti dell’omicidio di suo marito, constatò che “dopo tutti questi anni la cosa che più mi sorprende e mi amareggia è che tutti continuano a pagare e tutti fanno finta di niente”. L’impatto mediatico dell’iniziativa fu devastante, nessuno sapeva chi fosse l’autore di quella trovata, il Prefetto convocò perfino il Comitato per l’ordine e

la sicurezza. Poi , con una lettera aperta, i giovani palermitani si svelarono e da lì fu un crescendo di sostegno e di iniziative analoghe in tutta

la Sicilia. Oggi , dal sito www.addiopizzo.org è possibile aderire alla campagna Consumo critico, con cui l’associazione mette in relazione imprenditori, esercenti e professionisti “pizzo-free”, ovvero che non pagano il pizzo o che abbiano denunciato richieste di estorsione, con una rete di consumatori che si impegnano ad acquistare i loro prodotti e servizi. Al momento di chiudere questo articolo sono 197 i commercianti e gli imprenditori “pizzo-free”. Tanti, per certi aspetti. Troppo pochi rispetto ai 10 mila potenziali. Anche in questo caso la spinta propulsiva della novità parrebbe essersi esaurita e i fantasmi delle strumentalizzazioni in agguato, in una terra come la Sicilia in cui anche scegliersi i compagni di viaggio non è mai un gioco da ragazzi. (1-continua)

la sicurezza. Poi , con una lettera aperta, i giovani palermitani si svelarono e da lì fu un crescendo di sostegno e di iniziative analoghe in tuttala Sicilia. Oggi , dal sito è possibile aderire alla campagna , con cui l’associazione mette in relazione imprenditori, esercenti e professionisti “pizzo-free”, ovvero che non pagano il pizzo o che abbiano denunciato richieste di estorsione, con una rete di consumatori che si impegnano ad acquistare i loro prodotti e servizi. Al momento di chiudere questo articolo sono 197 i commercianti e gli imprenditori “pizzo-free”. Tanti, per certi aspetti. Troppo pochi rispetto ai 10 mila potenziali. Anche in questo caso la spinta propulsiva della novità parrebbe essersi esaurita e i fantasmi delle strumentalizzazioni in agguato, in una terra come la Sicilia in cui anche scegliersi i compagni di viaggio non è mai un gioco da ragazzi.

Walter Molino

Illustrazione di Marco Marella Pubblicato su Linus di ottobre 2007. © Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A.

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One Response to “L’Italia del web che resiste/1”

  1. beppe Says:

    Ciao, mi chiamo Beppe e ti chiedo una piccola cortesia: clicca questo link http://www.perdavvero.it

    E’ il mio sito, è senza scopo di lucro ma soprattutto è un modo nuovo ed rivoluzionario (ops) di drenare risorse dal commercio on line a favore del Terzo Settore (vedi alla voce Italia del web che resiste!!!!). I casi sono 3:

    1) Anche tu ne intravedi la carica innovatrice e le enormi potenzialità, quindi parliamone brevemente e vediamo se è qualcosa di notiziabile via giornale e/o web ;

    2) Ritieni sia uno dei mille siti che si occupano di solidarietà. Corretto ma mooolto incompleto, non stiamo parlando di sms solidali, di arance della salute o di panettoni dell’amicizia, Perdavvero è la TOBIN TAX applicata all’e-commerce, primo e unico nel suo genere ;

    3) Non ti sembra niente di interessante… grazie per l’attenzione e buona giornata!

    Beppe

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