Effetto Shakira
Se non puoi combatterlo, diventa suo alleato. E se non funziona, usa le sue stesse armi per procurartene un vantaggio. E’ quello che un ipotetico guerriero della luce digitale potrebbe aver detto in sogno a mister Girkins, in una di quelle notti fredde dell’Ohio, quando la temperatura scende sotto lo zero e l’anima è scossa da pensieri improvvidi. Ralph Girkins è l’amministratore delegato della “Universal Tube & Rollform Equipment”, società di Perrysburg, in Ohio, che commercia in tubi per impianti idraulici.
Un’impresa senza niente di speciale, sconosciuta ai più, se non a chi è del mestiere: idraulici, imprese edili e rivenditori specializzati. Fino a quando, alla fine del 2006, mister Girkins non si è deciso a dare retta a quel gruppetto di smanettoni che si occupa dei sistemi informativi aziendali. Paul & Allen si erano accorti che la già fragile piattaforma web su cui è basato il sito internet dell’azienda non reggeva più. Troppi accessi, troppo traffico, motore di ricerca in tilt: i livelli abituali di utenza (circa 1500 al mese) continuavano a impennarsi, e avevano raggiunto la cifra di record di 2 milioni di utenti al mese. Risultato, sito quasi sempre irraggiungibile e lamentele assortite di clienti, fornitori e partner. Cosa stava succedendo sulla grande rete, nei pressi del nodo della tranquilla cittadina di Perrysburg? Chi poteva nutrire interesse a mettere ko il sito della Universal Tube? Nessuno, in realtà. E’ vero che il traffico sul sito era in costante aumento da almeno un paio d’anni, ma c’era una curiosa coincidenza: una decisa impennata si era registrata all’inizio di ottobre, in concomitanza con l’annuncio, diffuso a livello planetario, dell’acquisto di YouTube da parte di Google per 1,65 miliardi di dollari. La più importante acquisizione della storia di Internet.
Già famoso e celebrato come il più straordinario esempio di web 2.0, in cui agli utenti è concesso di pubblicare liberamente i propri video autoprodotti, il sito YouTube è stato letteralmente preso d’assalto da milioni di utenti, da tutto il mondo, dopo la notizia della conclusione dell’affare. E qui entra in gioco il sito dell’azienda di mister Girkins, o meglio il suo indirizzo web: www.utube.com: lo straordinario livello di traffico non era dovuto a un’irresistibile passione per l’idraulica, quanto alla evidente “omofonia” che continuava a trarre in inganno milioni di utenti in ogni dove. La pronuncia di “utube”, in inglese, è molto simile a quella di “youtube”, e agli errori di pronuncia va aggiunta una quota di santa e legittima ignoranza e una di umanissimi refusi ed errori di battitura.
Armi improprie. Scoperto l’inghippo, Girkins non se l’è presa più di tanto. Poco dopo però, il sito aziendale è stato segnalato dalla polizia informatica come collegato a pagine web pedopornografiche. Evidentemente, il traffico impazzito ha convogliato verso utube.com anche qualche sacco di immondizia digitale. E’ a questo punto che è entrato in scena Tony De Gidio, splendido esemplare di italo-americano, a metà tra Ward J. Little e l’avvocato samoano di Hunter S. Thompson. Azzeccagarbugli spregiudicato, parlantina sciolta e abbronzatura fuori stagione, Tony spiega che “il gruppo sarà obbligato a seguire un percorso di “re-branding” che causerà seri danni alle attività. YouTube ci ha danneggiato, abbiamo perso dei clienti, saremo costretti a cambiare nome all’azienda, chiederemo un risarcimento”. Chi volete che ci caschi. E infatti. Nei giorni immediatamente successivi si diffondono voci incontrollate di un’offerta da 1 milione di dollari da parte di Google per acquisire il dominio utube.com. Offerta rifiutata sdegnosamente dal bel Tony. La compagnia dovrà inventarsi un nuovo dominio, una nuova identità aziendale, un nuovo approccio di marketing: tutti questi disturbi di milioni ne valgono almeno tre. Google non ci casca, anzi smentisce pure di aver mai offerto un penny per un danno di cui non si ritiene colpevole, e la faccenda finisce in Tribunale, dove Universal Tube difficilmente riuscirà a strappare qualcosa ai Paperoni della rete.
Liquidata la parcella all’avvocato, mister Girkins non si dava pace: i contatti web sono l’oro del XXI secolo, possibile non ci sia un modo per farli fruttare, a parte l’onta di striscio della pornografia? La guerra con YouTube e il traffico impazzito sono ovviamente diventati l’argomento principale nella sede centrale della Universal Tube: in sala mensa, alla macchinetta del caffè, negli ascensori, nelle mailing list di una compagnia che si è improvvisamente scoperta molto digitale. Fino a che – narra la leggenda – al cuoco che in sala mensa gli stava servendo il solito ’hamburger con cetrioli, ketchup e crema di salmoriglio, è squillato il cellulare con l’ultima di Shakira. “Mi scusi mister Girkins, è colpa di mia moglie, le piace così tanto, mi ha scaricato la suoneria da internet”. Pochi giorni dopo, sull’home page di utube.com, appena sopra il logo della compagnia, faceva bella mostra un discreto banner rettangolare tramite il quale è possibile acquistare e scaricare loghi, suonerie, video, musica. Prezzi modici, naturalmente, per un traffico da circa 1 milione di utenti al giorno che consente di fatturare in media 1000 dollari al dì, 30 mila al mese. Con tanti saluti al “re-branding”.
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July 11th, 2007 at 6:36 pm
Mea culpa: il prezzo dell’acquisizione di You Tube da parte di Google è di 1,65 miliardi di dollari, come riportato nel post, e non di 3,1 miliardi di dollari, come erroneamente scritto nell’articolo sul giornale di carta. Quel 3,1 non è casuale: è la cifra pagata da Google per l’acquisizione di Doubleclick. Me ne scuso con i lettori, con l’ignara caporedattrice, con colleghi, fuochisti e affini. wm