L’ecosistema della comunità creativa
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«Sai muovere il tuo corpo come un tamburello?», «Esprimi le tue più oscure ossessioni ..», «Promuovi l’energia pulita!», «Quale sono le dieci cose che preferisci?». Agli esami di maturità avevamo da scegliere solo tra quattro temi - di cui almeno tre inaccessibili - per esprimerci attraverso la scrittura. Invece su YouTube - il portale di contenuti prodotti dagli utenti che “Time” ha proclamato “Invenzione dell’anno” 2006 - gli spunti non mancano proprio, per dare sfogo alla propria creatività, per di più col linguaggio del video. Su YouTube - a parte le gare che ogni giorno vengono indette - chiunque può “caricare” propri video, anche se prodotti con un semplice telefonino; può commentare, dare voti o rispondere ai video degli altri, sia per iscritto che con propri filmati. Questo semplice sistema ha dato vita al più grande “ecosistema creativo” mai esistito.
Un certo ZenArcher un giorno ha “postato” un video che proponeva agli altri utenti il seguente tema: «Vi rendete conto che, partecipando alla comunità di YouTube, di fatto rinunciate ai diritti sanciti dal Primo Emendamento, considerate le regole restrittive che vigono al suo interno?» Le risposte non si sono fatte attendere, e tra chi ha deciso di filmarsi, mentre esprimeva la propria opinione in merito, c’è stato anche chi ha preso in giro lo stesso ZenArcher, indossando baffi finti e un cappello da mandriano simile al suo. La cantante emergente Terra Naomi, che proprio a YouTube deve la sua celebrità, dopo aver pubblicato sul portale il video della sua canzone Say It’s Possibile, ha visto nascere quasi un nuovo genere: le cover della sua canzone! Decine di ragazzi si sono ripresi mentre strimpellavano Say It’s Possibile, e qualcuno ha persino duettato con la cantante, ma a sua insaputa, grazie alle possibilità di editing dei video.
La cantautrice americana Tori Amos ha invece indetto un concorso per realizzare il video del suo ultimo singolo Big Wheel. I registi (o aspiranti tali) potevano scaricare dal sito di Tori le riprese dell’esecuzione da diverse angolature, più varie foto della cantante, e quindi caricare le proprie interpretazioni in un’apposita sezione di YouTube. I partecipanti si sono sbizzarriti, appiccicando la figura di della cantante sopra i più svariati sfondi, e persino ricorrendo ad animazioni originali. Nel frattempo, la comunità degli utenti poteva esprimere il proprio voto.
Realizzare un video oggi non costa niente, dalle riprese fino alla post-produzione, e basta pochissimo per imparare. Il successo di YouTube, con i suoi 45 mila video caricati ogni giorno, si deve proprio al fatto che è arrivato al momento giusto di maturità e popolarità di questa particolare tecnologia.
La ripresa video è ormai come una materia prima, che si può plasmare a piacimento, senza limiti. Il video che recensiamo questa settimana (vedi box) è stato realizzato tagliuzzando decine di discorsi di Tony Blair, e mixandoli con una base musicale dei Clash. La stessa operazione è stata poi compiuta da altri con George W. Bush, messo a cantare Sunday Bloody Sunday degli U2. Sorte non migliore è capitata a Hillary Clinton, inserita (per sostenere il rivale Barack Obama) in un remake di uno spot di Ridley Scott, che nel 1984 aveva a sua volta citato Orwell, per raccontare la lotta tra il libertario Macintosh ed la totalitaria Ibm.
All’ormai dilagante fenomeno della creazione basata sul missaggio di diverse fonti digitali è stato attribuito il neologismo di “mashup” (da “mash it up”), un’espressione che deriva dal creolo giamaicano e significa “distruggere”, ma nell’accezione positiva dell’ibridazione.
Un tipico esempio di mashup in ambito video è 8½ Mile, ottenuto mescolando 8 ½ di Fellini con 8 Mile di Eminem. Due opere che hanno in comune solo il numero 8, ma mescolando le quali l’autore è riuscito comunque a creare qualcosa di nuovo. Tra i molti commenti, quello di “gggpp”: «Fellini non avrebbe mai permesso una cosa del genere». Chissà.
La pratica del mashup pone inevitabilmente problemi di copyright. In teoria, i materiali video non si possono utilizzare liberamente; in pratica, il loro riuso può rivelarsi una fonte gratuita di pubblicità. Ma le restrizioni restano comunque. E così la Lucasfilm, in occasione del trentennale del primo Guerre stellari, ha deciso di fare un regalo alla comunità degli ibridatori, mettendo a disposizione per il remissaggio clip video e musicali di tutti e sei gli episodi della serie, sul sito ufficiale starwars.com.
YouTube è stato definito come il miglior modello per coltivare, nutrire, allevare e persino salvaguardare dalle erbacce l’ecosistema della comunità creativa. «Un ecosistema prolifico, nel quale moltissime specie, in aumento continuo, co-evolvono reciprocamente, facendo sbocciare fiori freschi ogni giorno», secondo il blog I Love Inventors. La competizione per accaparrarsi l’attenzione dei navigatori porta i molti concorrenti sul campo - oltre a Youtube, MySpace, FaceBook, Flickr e altri - ad inventare sempre nuove strategie per abbassare, da un lato, le barriere alla partecipazione creativa dei singoli, e rafforzare, dall’altro, il potenziale derivante dalle reciproche connessioni.
I contenuti generati dalla comunità sono dunque l’attuale frontiera della creatività umana. Le culture locali hanno sempre generato prodotti creativi, quali espressioni della collettività, in tutte le arti. La differenza è che prima ci volevano secoli, ed adesso appena qualche ora.
Paolo Subioli
Pubblicato su
di luglio 2007.
© Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A.
Technorati Tags: YouTube copyright video mashup ecosistema creatività
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September 16th, 2007 at 2:26 am
youtube e figlio della competizione che e’ insita nell animo della gente.
condita con la fame patologica di protagonismo gratuito
cio cio
^_^
http://www.loziorso.com