Noio volevan savuar…

Molti se la risero, di fronte al primo video di Antonio Di Pietro su You Tube. Era il dicembre scorso, e l’ex Pm di Mani pulite si esibì nei suoi consueti strafalcioni lessicali, raccontando direttamente ai cittadini la sua autorevole opinione sulla vicenda Autostrade-Abertis. L’approccio era sempre lo stesso: aria da populismo contadino, rasatura imperfetta, gesticolare ampio, pause lunghe e pronuncia avvinghiata: “tutto quello che i cittadini pagano è bene che serva al paese innanzitutto. Questo è l’impegno, la tutela del consumatore, dell’utente, la tutela del cittadino che tutte le mattine o mangia quella minestra o salta quella minestra, non va a lavorare se non paga il pedaggio”.
Quel video, visto e scaricato da quasi 100 mila utenti e commentato da un centinaio, ha segnato l’inizio di un dialogo puntuale del Ministro per le infrastrutture con i cittadini, in concomitanza delle sedute del Consiglio dei Ministri o su temi particolarmente caldi come l’affaire Telecom. Oggi il sito personale di Di Pietro non sembra quello di un politico qualunque, ma somiglia semmai al sito di Beppe Grillo, l’agit prop con cui, non a caso, l’ex magistrato promuove campagne di sensibilizzazione e di auto-organizzazione dei cittadini. Insomma, il buon Tonino da Montenero di Bisaccia (o magari qualche suo bravo collaboratore) è uno dei pochi politici italiani a non fare (solo) figuracce sul web.
Forse è per questo che si è fatto un po’ prendere la mano, annunciando l’apertura di una sede di partito dell’Italia dei Valori su Second Life, ma qui arrivano le dolenti note: perché va bene spiegare ai cittadini come funziona il Consiglio dei Ministri, ma l’isoletta su Second Life puzza troppo di marketing politico, e il popolo della rete queste cose le annusa anche a molti bit di distanza. In poche ore il presidio del partito è stato circondato da centinaia di ‘avatar’ pronti a protestare contro l’invadente propaganda politica. Molto peggio è andata al boss del Fronte Nazionale francese Jean Marie Le Pen: candidato all’Eliseo, ha piazzato la sua base su Second Life ma in poche ore il comitato elettorale è stato preso d’assalto con ‘bombe maiale’ e proiettili oleografici.
Questi due esempi mostrano che la rete, per la politica, ha il palato fine: grandi opportunità per promuovere dibattito, confronto e campagne di sensibilizzazione, ma al tempo stesso il rischio di un effetto boomerang dagli esiti imprevisti. Qualcosa di un po’ più profondo dell’odio “cieco e ottuso” che Adriano Sofri ha lamentato di scorgere nella blogosfera, “dove i sentimenti, le opinioni sono meno controllate, meno mediate, diciamo più nude e autentiche. Un’inimicizia assoluta e irreparabile”. Non c’è invidia né rancore però, nel successo planetario del video messaggio del Ministro dei Beni culturali Rutelli per invitare i turisti stranieri a visitare il Belpaese. Nei giorni di fuoco seguiti al lancio del pessimo portale italiano del turismo (www.italia.it), costato uno sproposito e seminato di ‘bachi’ e orrori di ogni genere, il marito della Palombelli è sbarcato in rete con il suo inglese maccheronico dalla pronuncia agghiacciante: “pliz visit uebsait, bat pliz visit Itali”.
Più che il disonore però, la politica in rete teme l’indifferenza. O forse non la teme abbastanza. Sul web si respira un’aria diversa da un comitato elettorale o dal salotto di Bruno Vespa: l’utente non è afflosciato sul divano armato solo del telecomando, e il suo potere, grazie alle aggregazioni estemporanee che concimano l’humus della rete, ne risulta moltiplicato. Un bel sito e un po’ d’interazione non bastano più: famigerato, e foriero di tristi presagi, il pallido tentativo del blog di Romano Prodi nel marzo 2005. Due soli post in quindici giorni, partecipazione non pervenuta, sberleffi e improperi dalla rete, dietrofront e ritirata in buon ordine.
Trovare la chimica giusta non è facile in tempo di pace, figurarsi nell’agone della competizione elettorale: c’è chi, per non sbagliare, punta tutto sull’immancabile guru, come il candidato alle presidenziali francesi Nicolas Sarkozy, che ha affidato le chiavi del suo sito personale a Loic Le Meur, uno dei blogger d’oltralpe più famosi. Un punto a suo favore nell’incertissima corsa all’Eliseo, anche perché Ségolène Royal (in versione maman) il sito se lo fa gestire dal figlioletto, ed è tutta un’altra storia. Negli Usa, dopo l’esperienza pionieristica di Howard Dean (sconfitto alle primarie per le presidenziali 2004), ha imparato bene
Walter Molino
Illustrazione di Marco Marella
Pubblicato su
di maggio 2007. © Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A
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