Un sistema di peer-to-peer identico a quello dello scambio di file musicali, con piccole somme di denaro al posto delle canzoni, per finanziare da tutto il mondo progetti imprenditoriali, sociali, culturali. A Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace 2006, l’idea deve piacere assai. E’ stato lui, infatti, con la fondazione della Grameen Bank nel 1976, a inventare il microcredito. Trent’anni dopo, su internet, c’è un sito (www.kiva.org) che consente di aiutare con un piccolo prestito, dai 25 dollari in su, una giovane disoccupata indiana che vuole aprire un’attività commerciale oppure un contadino indigente che ha bisogno di acquistare del bestiame.
Il microcredito. Yunus, che dopo la grande inondazione del 1974 cercò in tutti i modi di darsi da fare per aiutare il suo paese, il Bangladesh, puntò sul fatto che fornendo una piccola quantità di denaro ai poveri, inevitabilmente esclusi dal sistema bancario perché impossibilitati a fornire alcuna garanzia patrimoniale, questi avrebbero onorato il debito ad ogni costo e sarebbero stati capaci di creare un’attività economica autonoma. Su questi presupposti nacquero la Grameen Bank e il microcredito, considerato oggi uno degli strumenti più efficaci per alleviare la povertà nei paesi in ritardo di sviluppo. Contro tutte le aspettative che vedevano l’esperimento destinato al fallimento, oggila Grameen Bank conta più di 2,4 milioni di beneficiari e il tasso di restituzione dei prestiti (che si aggirano in media sui 100 dollari l’uno) è altissimo, circa il 98%. E uno studio recente della Banca Mondiale conferma che i programmi di microcredito accrescono gli standard di vita soprattutto per le donne e i loro familiari.
Le potenzialità del web 2.0. Partecipazione, nuove modalità di relazione, accesso personalizzato alle informazioni, pagamenti on line: tutte caratteristiche della nuova internet che favoriscono la diffusione del peer-to-peer anche sul fronte economico. Kiva.org, con sede a San Francisco, permette di effettuare on line prestiti da 25 dollari in su alle più diverse iniziative imprenditoriali, avviate da chi non potrebbe mai avere accesso a un mutuo bancario. Il sistema di prestito on line, che è stato lanciato alla fine del 2005, prevede che i beneficiari non siano soggetti a tassi di interesse, che sono invece, in minima parte, a carico dell’investitore, così da permettere all’associazione di ammortizzare i costi del servizio. Chi presta il denaro può seguire dettagliatamente l’andamento del suo investimento, e quando la somma gli viene restituita può scegliere se ritirala o finanziare un nuovo progetto. Le richieste di prestito arrivano un po’ da tutto il mondo: Kenya, Togo, Ucraina, Bulgaria, Samoa, e dietro ognuna di queste c’è sempre una storia, anche se il sito non indugia eccessivamente sui ‘casi umani’. Lyubov Tkachenko, per esempio, è una signora ucraina di mezza età, che deve fare i conti con un marito disoccupato e innamorato della bottiglia. Così ha chiesto 1.200 dollari per aprire un negozietto di articoli casalinghi e souvenir per mantenere la famiglia. Véronique Alidjisso, ha sei figli e un banchetto di alimentari ad Afagnan, nel Togo. Sta raccogliendo 700 dollari per incrementare un po’ il magazzino. Come per e-Bay, il sito di aste e vendite on line più famoso del mondo, anche su Kiva.org conta molto la reputazione di chi chiede in prestito il denaro: “intelligente e volenterosa, madame Alidjisso è una delle donne di riferimento della sua comunità” si legge nella sua scheda, “e ha dato prova di serietà e onestà restituendo puntualmente i due precedenti prestiti ottenuti”. I prestiti che cambiano la vita di Kiva.org hanno registrato negli ultimi mesi una crescita vertiginosa: alla fine del 2006 il progetto ha raggiunto i 2 milioni di dollari di investimenti raccolti on line, e l’associazione stima di raggiungere la quota di 10 milioni di dollari per la fine del 2007.
L’odore dei soldi.Analisti e pescecani che navigano nella grande finanza internazionale il business l’hanno fiutato in fretta, e quello che sta per accadere potrebbe avere risvolti sorprendenti nei mercati finanziari. Sfruttando lo stesso sistema del microcredito peer-to-peer alcune aziende si sono lanciate nell’impresa di sostituirsi alle banche tradizionali per intercettare un gruppo sociale d’avanguardia, per alcuni destinato a essere dominante nei prossimi decenni, i cosiddetti free former: giovani, liberi professionisti, consulenti, sperimentatori, artisti, tutti animati dal desiderio di cambiare spesso lavoro, città, paese e naturalmente grandi esperti di internet. Tutti, spesso, visti come il fumo negli occhi dagli istituti di credito, che non permettono di pronunciare la parola mutuo senza prima aver pesato la busta paga. In pole position c’è Zopa, società finanziaria inglese che si appresta a sbarcare in grande stile in tutta Europa, Italia compresa. Nata nel 2005, può già contare su 120 mila utenti web e, rispetto alle associazioni no profit, offre interessi creditori fino al 14%. Merito dei ridottissimi costi di gestione, della personalizzazione del credito, di procedure snelle e un uso massiccio delle tecnologie di rete, che promettono di essere fattori chiave di successo per i servizi di e-banking del prossimo futuro.
complimenti vivissimi per questo articolo, come per il resto della rubbrica; è la parte di linus che adoro di più e sono contento che le pagine siano aumentate. Continuate così!
July 30th, 2007 at 2:01 pm
complimenti vivissimi per questo articolo, come per il resto della rubbrica; è la parte di linus che adoro di più e sono contento che le pagine siano aumentate. Continuate così!